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Gillette – The best man can be

Gillette – The best man can be

Ho avuto la fortuna di lavorare per il mercato del personal care e in particolare anche per quello del men’s grooming, cioè la cura del corpo maschile.

Ho partecipato al lancio della linea di creme e prodotti per viso di una nota marca internazionale e mi sono scontrata con le difficoltà di introdurre questa tipologia di prodotti nella nostra cultura latina, dove gli unici prodotti usati dagli uomini, solo quando strettamente necessario, sono sempre stati al massimo quelli della compagna, presi furtivamente in bagno e poi abbandonati lì, aperti e mezzi finiti.

In tutti gli anni e in tutti i mercati in cui ho lavorato per questa categoria ho sempre saputo di poter contare su una sola certezza: Gilette.

Mentre le altre marche si sforzavano di trovare rappresentazioni della nuova mascolinità facendo leva o sull’ironia o sul nuovo senso di paternità, Gilette è sempre restata la marca dell’uomo macho per eccellenza, quello che non ha mai un momento di incertezza, quello che usa il rasoio con destrezza come una spada multilama sempre al suo fianco, nel suo cammino di conquista quotidiana del mondo.

Ebbene, potete immaginare il mio stupore quando è uscita la nuova campagna “The best man can be”.

Non ho potuto trattenere un grande FINALMENTE. So che questa campagna ha suscitato molti dibattiti e polemiche, tuttavia io trovo sia una scelta coraggiosa e positiva della P&G, che una volta ancora, dopo Thank you Mum, ci stupisce con un messaggio fortemente etico e coinvolgente.

I motivi che per me rendono il progetto positivo sono innanzitutto il coraggio di una marca, con un’immagine forte e consolidata, di cambiare totalmente rotta. Sicuramente avranno avuto dati e riscontri che suggerivano questa rivoluzione, ma certamente non è una scelta facile.

Inoltre, per quanto sia “solo” la pubblicità che parla, il messaggio che la campagna veicola è attuale, positivo ed educativo.

E’ vero che fa leva su un registro forse troppo emotivo e probabilmente sbilanciato a favore delle responsabili d’acquisto, ma insomma, perché no?

Accolgo positivamente il nuovo ruolo di comunicatori eticamente corretti che negli ultimi anni le marche stanno avendo nei confronti di grandi temi socialmente rilevanti. Se nessun altro ci pensa a mandare messaggi in questo senso, ben venga lo sforzo dei grandi brand e delle multinazionali. Che sicuramente hanno il loro tornaconto economico, ma che comunque nel mondo attuale hanno un’influenza rilevante nella creazione del percepito delle persone e nell’attivazione dei comportamenti. In fondo è anche questo frutto e motore della cultura dei tempi.